“…and on through the streets like a man wounded, until I understood, Love: I had found my place, a land of kisses and volcanoes.”

“E andai come un ferito per le strade finché compresi che avevo trovato, amore, il mio territorio di baci e di vulcani.”

Pablo Neruda

Mentre la lava si avvicinava lentamente al cimitero giapponese di Pahoa, a Honolulu, nelle Hawaii, Aiko Sato lasciava dei fiori sulla lapide della tomba di famiglia di cui si era preso cura nel corso degli anni, pensando che sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe vista. Era il 23 ottobre 2014.

As the lava slowly approached the Japanese cemetery in Pahoa, Honolulu, Hawaii, Aiko Sato left flowers on the gravestone of the family tombstone he had cared for over the years, thinking it would be the last time he would see her. It was on 23 October 2014.

“Mi ero messa l’anima in pace”, ha detto Aiko. Ma pochi giorni dopo, il 28 ottobre, una foto scattata da uno scienziato, che era andato sul posto per documentare i progressi della colata lavica, mostra la lapide con inciso il nome “Sato” perfettamente dritta in un mare di lava nera. La lava aveva in qualche modo evitato la lapide, come se ci fosse passata intorno per non trascinarla via. Il vulcano Kilauea l’aveva risparmiata. “E’ un miracolo”, ha detto Aiko, che ha 63 anni.Sotto quella lapide ci sono sua sorella e suo fratello, morti bambini, e le urne dei suoi genitori.

“I had put my soul in peace,” said Aiko. But a few days later, on 28 October, a photo taken by a scientist, who had gone on site to document the progress of the lava flow, shows the plaque engraved with the name “Sato” perfectly straight into a sea of black lava. The lava had somehow avoided the tombstone, as if it had passed around it so as not to drag it away. The Kilauea volcano had spared it. “It’s a miracle,” said Aiko, who is 63 years old. Under that tombstone are her sister and brother, dead children, and her parents’ urns.

#lelapidiraccontano