Ripidi tornanti salgono da Sesta Godano in direzione del minuscolo agglomerato di case che ospita la famigerata Casa del Violino. Nella piovosa giornata in cui ho visitato questo paesino di poche anime, l’aria era densa, anche se la pioggia sferzava i tetti e i muri delle antiche case in pietra. Camminando fra le vie del borgo un sentore di vecchio mi avvolgeva, guardando le porte e gli scuri in legno ricordavo con malinconia la mia infanzia e la spensieratezza di quei giorni. Un gracile micio umido mi si avvicinò, ma senza richiedere cibo, solo per mostrare a me estranea la sua presenza.


Un leggero rumore, in parte coperto dalla pioggia, attirò la mia attenzione: dalla piccola finestra di una casa in ristrutturazione si poteva scorgere un uomo in tuta da lavoro intento in qualche opera di muratura. Il mio chiamare lo attirò subito, uscì e ascoltò la mia richiesta:
“Buongiorno, scusi il disturbo, conosce per caso la “Casa del Violino”?
“Ah si! La casa dove si sente suonare! L’ha letto su internet?”
Un po’ imbarazzata dalla situazione annuii e l’uomo continuò spontaneo la sua narrazione:
“La gente più anziana raccontava che in quella casa abitasse un ragazzo, uno di quelli magrolini e un po’ pallidi, sembrava che questo ragazzo fosse un musicista e che il suo strumento prediletto fosse il violino. Il suono del suo strumento si udiva in tutto il paese, trasportato dalle correnti d’aria che si creavano e creano tutt’oggi negli stretti camminamenti del borgo. I racconti degli anziani terminavano con la misteriosa sparizione del ragazzo e l’ipotesi che il violino fosse rimasto nella casa e che da quel giorno succedano cose strane al suo interno”.


Il racconto dell’uomo mi riempì di ulteriore interesse e la domanda che mi sgorgò dalla bocca come un fiume in piena fu:
“Dove si trova questa casa?”
“In cima al paese, vicino c’è anche una cappelletta”
“Ma è abbandonata?”
“Al momento, a quanto so, la utilizzano come casa per le vacanze estive”.
Lasciato il cordiale signore al suo lavoro, raggiunsi la casa in un attimo, anche se la pioggia dirompente aveva reso il selciato scivoloso, procedevo spedita verso la mia meta.


Riconobbi subito la Casa del Violino e la piccola chiesa, anche se la casa, in pietra e legno, non si distingueva dalle altre del paese se non per un grazioso pergolato che incorniciava la facciata dell’abitazione e le piccole finestrelle ben chiuse dagli scuri di legno. Un prosperoso kiwi cresceva aggrappato al pergolato, l’erba nel giardinetto bagnata dalla pioggia frusciava sotto i piedi.
Prima di arrivare nel piccolo paese, avevo letto che la casa era abbandonata insieme alla sua maledizione del violino, ma a quanto pare qualche famigliola felice si gode tuttora il fresco di quelle colline erbose nelle torride estati cittadine.


Suoni di violino non ne sentii e neppure voci stridenti provenienti dalla casa, in quel giorno di pioggia vidi solo la bellezza della natura e della teatrale magnificenza della pioggia sulla roccia.