Siamo in Campania, provincia di Salerno, ci troviamo a Roscigno Vecchio, uno stupendo paese fantasma che nel corso della sua storia ha subito più volte la furia della natura. Il nome Roscigno deriva dal dialetto “russignolo”, ovvero usignolo, una specie di uccello presente nella zona e considerato portatore di prosperità e pace.
La storia di questo paese inizia nel medioevo, quando un gruppo di pastori vi s’insediò anche grazie alla vicinanza di un monastero di Benedettini, dando origine a un piccolo insediamento agricolo che arrivò a contare 110 “fuochi fiscali”, una misura medievale corrispondente a circa mezzo migliaio di abitanti. I pastori scelsero questo luogo per la sua posizione geografica, distante da grandi centri abitati e dalle rotte militari e ben protetto dalle colline.

La natura fu buona per molto tempo con gli abitanti di Roscigno fino a quando, decennio dopo decennio, alluvioni, terremoti e frane interessarono il paese così da far si che gli fosse attribuito l’epiteto “…che cammina”… “Il paese che cammina”. Le continue calamità ambientali che si abbatterono sul paese lo portarono a essere soggetto a continui cambiamenti e a smottamenti che lo trascinavano via cm dopo cm tanto da costringere gli abitanti a riedificare per tre volte il paese a causa delle continue frane.


Il dottore Lucido Di Stefano in Discorsi storici sulla valle di Fasanella descrive Roscigno così:«…Fu Ella malamente situata in terra non stabile per esser un masso di Creta, e per dapertutto sgorgare acqua, avendo ne’ lati de Torrenti, che rodono il terreno, oltre un altro, che passa per mezzo dell’Abitazione; ond’è, che in tempo di està dissecandosi l’acqua, e restringendsi il terreno cretoso, le mura dell’edifizi delle Case si aprono facendo delle gravi lesioni, ed aperture con pericolo di rovinarsi, siccome molti ne sono rovinati, senza esservi Casa, che non patisca tale difetto, stando in gran pericolo l’Abitatori allorché soffiano l’Aquiloni, gli Scilocchi….».

La corsa degli abitanti alla ricostruzione continuò fino al 1902 quando un’altra grave frana travolse il paese e le autorità iniziarono a prendere in considerazione la possibilità di costringere gli abitanti ad abbandonare Roscigno.
Nel 1908 una direttiva amministrativa sollecitò gli abitanti a migrare in quella che fu chiamata Roscigno Nuova e ad abbandonare le vecchie case pericolose nel paese degli usignoli.


Dal 1908 in poi l’abbandono di Roscigno Vecchio fu lento e progressivo fino ad arrivare ai nostri giorni: oggi Roscigno è un paese fantasma, le case stanno cadendo a pezzi e la vegetazione le sta inglobando. Al centro del paese, la grande piazza con una pregevole fontana tonda accoglie i visitatori, uno dei pochi edifici conservati è la grande chiesa dedicata a San Nicola di Bari e chiusa usualmente al pubblico.
All’interno del paese abbandonato il suo ultimo abitante, ancora molto legato al luogo, ha allestito un piccolo museo.