“Sono due i principali ostacoli alla conoscenza delle cose: la vergogna che offusca l’animo, e la paura che, alla vista del pericolo, distoglie dalle imprese. La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi.”

Elogio della Follia – Erasmo da Rotterdam

Tutto quello che non capiamo, tutto quello che ci spaventa, il diverso dai nostri canoni lo nascondiamo, lo rinchiudiamo e lo allontaniamo.
La malattia mentale ha da sempre creato disagio. Culturalmente incapaci di riuscire a capire e quindi accettare quelle persone quasi fossero figli di un dio minore. Rifugio per giustificare comportamenti che ritenevamo sbagliati in base ad una morale distorta da stupidità, ignoranza, cattiveria.

Questo buio generazionale venne illuminato da una mente che si sobbarcò l’onere di curare e di far comprendere a tutti che il malato mentale è un essere umano.
Mario Tobino nasce a Viareggio nel 16 gennaio del 1910, ove trascorse infanzia e adolescenza. Studiò medicina a Bologna e, in seguito, esercitò la professione di psichiatra in vari manicomi.
Scrittore prolifico, esordì prima come poeta per poi affermarsi come romanziere. Le sue opere sono segnate da uno spiccato autobiografismo e da un forte connotato psicologico e sociale.
Tra le sue opere più famose “Le libere donne di Magliano” (1953).
Scritto sotto forma di diario, Tobino ci racconta della propria esperienza di medico psichiatra nel reparto femminile dell’ospedale psichiatrico di Maggiano (piccola località a 6 km da Lucca), nome che egli modifica in “Magliano”.
Attraverso il linguaggio Tobino prova a penetrare quel mondo disgregato e incoerente, cui il manicomio, con i suoi riti tenta di offrire un ordine, seppur precario. Sostiene che la pazzia non sia una vera malattia e che gli altri esseri umani si sentano superiori ai malati di mente solo perché non capiscono le loro “leggi”.

Per informazioni ed approfondimenti:
Fondazione Mario Tobino: www.fondazionemariotobino.it/