“Esistono cose chiamate misteri. Ci sono cose di cui è proibito parlare. Ci sono cose che la gente non ricorda.”

Neil Gaiman

Rito satanico, superstizione o reminiscenze della macabra storia di Edimburgo?

Alla fine di giugno del 1836, un gruppo di ragazzi si diresse verso le pendici nord-orientali dell’Arthur’s Seat di Edimburgo per cacciare conigli. Quello che hanno trovato lì è tuttora un mistero sconcertante.

In un punto appartato sul lato nord-est della collina, i ragazzi scoprirono una piccola caverna nella roccia, nascosta dietro tre lastre a punta di ardesia.

Dentro c’erano 17 bare in miniatura.

Otto di queste bare sono sopravissute sino ai nostri giorni e sono esposte nel “National Museum of Scotland”.
Chi ha fatto queste intricate figure scolpite? Chi rappresentano? Chi li ha messi nel loro sepolcro segreto … e perché?

L’Arthur’s Seat, la caratteristica collina vulcanica che si erge oltre la vecchia città di Edimburgo, è un luogo intriso di storia e mistero. Da molti considerato il sito ove sorgeva la leggendaria Camelot di Re Artù e sede della tribù celtica dei Votadini nel 400 dC, nel corso dei secoli è stata teatro di un “miracolo medievale”, un omicidio durante il 18° secolo e un incontro con il Diavolo.

Ma la storia più strana iniziò nel giugno del 1836, quando un gruppo di ragazzi mentre andavano a caccia di conigli sul lato nord-est della collina fecero una bizzarra scoperta: 17 “bare Lillipuziane”, nascoste in una rientranza nella roccia.

Le piccole bare erano celate da lastre e disposte su tre “livelli”: 8 nei primi due e una bara solitaria in cima. Ogni bara, lunga solo 95 mm, conteneva una piccola figura di legno, sapientemente scolpita e vestita con abiti fatti su misura, cuciti e incollati intorno ad essa.

Ecco quello che i giornali riportarono all’epoca:

“Fabbrica di incantesimi satanici!”, Esclamò “The Scotsman”, il primo giornale a riportare la storia, in un articolo pubblicato il 16 luglio 1836: “
“La nostra opinione è – nonostante la stregoneria e demonologia siano state rinnegate anni fa – che ci siano ancora alcune “streghe” le quali si aggirano in Mushat’s Cairn o Windy Gowl, esercitando il loro antico potere ed operando “Incantesimi di Morte”, intrappolando le sembianze di coloro che desiderano distruggere in scatole maledette.” Esami ai raggi X però non hanno evidenziato la presenza di spille o aghi all’interno delle “figure” ritrovate.

Un mese dopo, “The Evening Post” di Edimburgo propose una soluzione più misurata, sostenendo che le bare rappresentavano un’antica usanza che prevaleva in Sassonia, ovvero quella di seppellire dei “simboli” di amici partiti e morti in terre lontane.

“The Caledonian Mercury” aggiunse: Abbiamo anche sentito parlare di un’altra superstizione esistente tra alcuni marinai di questo paese, i quali chiedevano alle loro mogli di dargli una “sepoltura cristriana” in caso si fossero “persi nel mare”.

Agli inizi degli anni ’90 le bare furono analizzate più in dettaglio dal professore Samuel Menefee e dal dottor Allen Simpson, all’epoca collaboratori della “School of Scotish Studies” presso l’Università di Edimburgo.
Ecco le loro conclusioni:

1) le figure sembrano tutte fatte dalla stessa mano, non escludendo la possibilità della realizzazione da parte di due persone.
2) Alcuni dei materiali e degli strumenti utilizzati, quali legno, gli ornamenti di ferro, chiodi, un coltello ricurvo, indicano che le bare potrebbero essere state fatte da un calzolaio o falegname.
3) Le figure sembrano formare una “serie”, la loro forma e struttura suggeriscono la possibilità che siano dei soldatini giocattolo. I loro occhi sono aperti, escludendo la possibilità che rappresentino dei cadaveri.
4) Alcune delle figure mancano di braccia, forse rimosse per inserirle nelle piccole bare.
5) Il tessuto usato per rivestire le statuine è risalente al 1830, deducendo quindi che le bare non erano state sepolte da più di sei anni.

Conclusioni

Vi avevamo promesso una soluzione. Ad oggi non ne esiste una certa. Teorie affascinanti, ma solo teorie. Legate principalmente al periodo storico e alla stessa città di Edimburgo. La “New Town”, sede dell’Illuminismo scozzese, del progresso, della nobiltà, contro la “Old Town”, sporca, fatiscente e ricettacolo di malviventi. E’ il periodo di William “Deacon” Brodie, di giorno commerciante e diacono della “Corporazione dei Falegnami”, di notte scassinatore e ladro, fonte di ispirazione per il “Dottor Jekyll e Mister Hyde” di R.L. Stevenson. Tristemente famosi sono anche William Burke e William Hare, noti per avere venduto i cadaveri delle loro 17 vittime come corpi da dissezionare a scopo scientifico.
17 bare per 17 corpi ?!? Simbolo di una degna sepoltura per queste sventurate vittime ?!?

Infine, come per ogni mistero degno di questo nome, nel dicembre del 2014 è stata recapitata un piccola bara al Museo con su scritto solo “XVIII” e una nota che riportava il momento saliente del racconto di Robert Louis Stevenson “The Body Snatcher” (1884), racconto che ipotizzava un risvolto soprannaturale alla storia di Burke e Hare.