PROVINCIA: LA SPEZIA
Tipologia: villaggio agricolo – pastorale
Stato attuale: ruderi
Età di edificazione: 900 d.c. circa
Data del primo abbandono: XIV secolo
Motivo dell’abbandono: peste e successivamente ubicazione geografica sfavorevole
Accesso: sentiero CAI
Modalità di visita: libera 

Partendo dalla piazzetta centrale di Tellaro, uno dei meravigliosi borghi marinari in provincia di La Spezia, si snoda una ripida scalinata che arranca verso le alture dove giacciono da tempo due paesi abbandonati.

In estate, il profumo del finocchio marino è intenso e la scalinata sembra interminabile finché non si raggiunge un piccolo sentiero, l’H3. Il sentiero si snoda intorno agli olivi e offre moltissimi punti panoramici del borgo di Tellaro e della scogliera a dirupo sul mare; proseguendo sul ripido sentiero in direzione Lerici, altra meraviglia dello spezzino, si raggiungono i ruderi dell’antico borgo di Portesone. A 138 metri s.l.m., questo antico villaggio agricolo – pastorale presenta poche case diroccate, soffocate dalla folta vegetazione, ma la struttura perimetrale del paese è ancora visibile. Come nei più classici villaggi di agricoltori, le case in pietra erano strutturate su due piani: il livello inferiori era adibito a stalla, mentre le abitazioni erano al primo piano, raggiungibili da scale in legno, esterne e mobili, che purtroppo non sono più visibili,causa la completa disintegrazione. Queste case “torri” erano indispensabili soprattutto per difendersi dalle frequenti incursioni da parte dei pirati. Nel XVI secolo la peste colpì gravemente gli abitanti di questo borgo e i sopravvissuti si rifugiarono a Barbazzano, altro paese oggi abbandonato raggiungibile seguendo il sentiero che da Portesone prosegue in piano.

Tra faggi e cipressi, e qualche campo coltivato, ci si lascia alle spalle qualche nuova abitazione e un tipico muretto a secco, a 115 metri s.l.m. l’antichissimo borgo di Barbazzano, già menzionato nel 981 in un diploma di Ottone II, divenne comune sotto la protezione di Pisa. Dall’anno 1152 il borgo fortificato compare in alcuni documenti insieme al castello di Ameglia con il quale condivise le sorti e la storia, poiché Barbazzano presidiava l’omonimo distretto nella curia di Ameglia e da lì passava l’antica via che metteva in comunicazione l’attuale litorale lericino con la vallata del Magra ma soprattutto con il castrum di Ameglia, sede del vescovo. Nel 1280 venne ceduto al comune di Genova fino al 1284 quando, dopo la disfatta dei pisani alla Meloria, ritornò proprietà del vescovo di Luni.

L’economia del borgo era prevalentemente basata sull’agricoltura e la pastorizia, la pesca e il commercio Barbazzano ebbe grandissima importanza soprattutto per la sua marineria, tanto che i suoi marinai avevano l’onore di accompagnare il vescovo di Luni nei suoi viaggi per mare; Fiascherino, porto naturale e poco distante da Barbazzano, era il luogo in cui i barbazzanesi costruivano navi per commerciare e probabilmente predare e combattere: si vocifera che Barbazzano fu covo di pirati. Nel borgo sono ancora visibili le piccole abitazioni a due piani, ora utilizzate come ricovero per il piccolo bestiame o gli attrezzi agricoli,al contrario la Chiesa e la cinta difensiva con la torre di guardia sono ormai scomparse.

La leggenda vuole che Barbazzano venne distrutto da un’invasione saracena nel XV secolo, ma non fu così: nel XIV secolo, la peste provocò l’abbandono del borgo e la nascita di Tellaro e Fiascherino.

I paesi furono sicuramente riabitati anche in epoche più moderne e di questo sono testimonianza le condizioni ancora abbastanza integre delle case. Il borgo più rovinato e decadente è quello di Barbazzano, la vegetazione sta lentamente inghiottendo tutto e gli scheletri delle case sono difficilmente identificabili. L’unico edificio ancora abbastanza conservato, è l’antichissima chiesa.

La sorte di Portesone è stata invece migliore, alcune case del borgo sono state restaurate, le altre sono mantenute libere dalla vegetazione e il paese conserva ancora le sue strutture e le sue strade.

Una vecchia leggenda, la leggenda del Grifo, racconta che il Borgo di Barbazzano, cinto d’assedio da soldataglie guidate da un guerriero ritenuto invincibile, fu miracolosamente soccorso da un grifo, che si avventò sul fortissimo condottiero, spappolandogli un occhio a colpi di becco. Presi dal panico, gli assalitori si ritirarono in gran scompiglio e la rocca fu salva. Storia o leggenda che sia, mise in tutto il Lericino profonde radici infatti ancor’oggi si racconta che sopra una delle porte d’accesso al borgo fortificato di Barbazzano, fu murato un grifo scolpito nell’arenaria, in segno di riconoscenza per l’insperata vittoria che il rapace aveva propiziato.

Articoli e Foto: Maggy Bettolla