“Anima pura come un’alba pura,
anima triste per i suoi destini,
anima prigioniera nei confini
come una bara nella sepoltura.”

Sergio Corazzini, Invito, 1905

“C’era una volta, tanto tempo fa…”.
Così potrebbe iniziare questa macabra storia. Nella notte dei tempi, da oltre 2000 anni, la popolazione degli Igorot ha come tradizione creare bare di legno ed incastonarle a strapiombo nella roccia.

A Sagada, cittadina delle Filippine, tutt’oggi questa tradizione è presente.
E come la tradizione esige, ognuno si costruisce la propria bara, iniziando tale opera quando inizia a sentire i primi segni di indebolimento e il conseguente avvicinarsi delle triste mietitrice. Solo in caso di estrema impossibilità, dovuta ad esempio a malattia, i famigliari aiutano in tale costruzione.
Dopo la morte, la bara viene posizionata lungo la scogliera, o a volte dentro una grotta. Alcune di queste oggi hanno più di un secolo.



La motivazione spirituale è semplice: così facendo si crede che i defunti siano più vicini al cielo, aiutandoli nel passaggio verso l’aldilà.
Ha anchè però una funzione pratica. Il defunto è protetto da animali che potrebbero deturbarne il corpo, e lo protegge dalle violente inondazioni durante il periodo dei Monsoni.

Raggiungere le bare è quasi impossibile, in primis perchè i defunti meritano di restare in pace e di certo non sono una attrazione turistica, in secondo perché è vietato toccarle. Il modo migliore quindi è munirsi di un binocolo o di una camera con obbiettivo potente.